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Nuovo Policlinico

L'Ospedale Maggiore e la città: il Policlinico di Milano si ricostruisce ancora una volta, per iniziare il suo sesto secolo di vita.

Il più grande giardino terapeutico del mondo esteso come un campo da calcio, a 500 metri dal Duomo e a due passi dai Giardini della Guastalla, i più antichi giardini pubblici di Milano.

Il progetto del Nuovo Policlinico rinnova una storia ospedaliera nata nell’area compresa tra via Sforza e la Rotonda della Besana quasi seicento anni fa con la Cà Granda del Filarete. Da allora il processo di sviluppo urbano ha visto l’addensarsi, entro una porzione di territorio relativamente ristretta, di un numero cospicuo di funzioni eccezionali caratterizzate spesso da edifici con forte valenza simbolica e monumentale, una collezione unica di elementi “fuori scala” caratterizzati da un complesso rapporto con lo spazio pubblico e da una forte identità architettonica.  In questo quadro, il recinto dell’attuale Ospedale Maggiore risulta meno introverso poiché l’insieme dei padiglioni ha costituito nel tempo uno spazio ad uso pubblico poroso e frammentario, continuamente sottoposto a adeguamenti, riconversioni, modificazioni.

Il progetto vincitore del concorso internazionale bandito dalla Fondazione nel 2007 cerca di mettere in relazione i due principali caratteri morfologici evidenziati: lo spazio aperto collettivo e permeabile della città dei padiglioni, e la natura introversa e autonoma della città dei “grandi oggetti” esterni al recinto. La demolizione di 11 padiglioni esistenti, iniziata nel 2009, risponde a una logica di intervento che è basata su tre principali caratteristiche: la costruzione di un nuovo edificio integrato che metta a sistema il complesso dei servizi sanitari e non sanitari richiesti dall’Accordo di Programma del 2001, le relazioni con i restanti padiglioni, e la valorizzazione della valenza pubblica del recinto dell’Ospedale come spazio collettivo attraversabile, con particolare attenzione alla continuità degli spazi verdi.

Il primo Lotto di Intervento, composto nel Progetto Definitivo del 2010 da Central Building, Polo di Piazza Umanitaria e Torre Sforza, nella revisione progettuale del 2017 ha come oggetto il solo Central Building, un edificio di circa 70.000 mq, il più grande nel centro di Milano costruito dopo il vicino Palazzo di Giustizia. La struttura planivolumetrica dell’edificio si compone di due corpi lineari alti 28 metri e posti ai margini Nord e Sud dell’area d’intervento. La Stecca Nord e la Stecca Sud sono connesse da un corpo Centrale, la Piastra (contenente la piattaforma dei servizi sanitari principali quali le sale parto, le sale operatorie e i servizi della diagnostica) che sale sino a oltre 18 metri da terra dove è realizzato il giardino in copertura, di oltre 7.000 mq, accessibile sia dalla città, attraverso scale e ascensori che si snodano dalla piazza coperta sottostante in prossimità all’accesso di via Commenda, sia dalla comunità dell’ospedale (pazienti e addetti), dagli atrii dei corpi Nord e Sud. Questo giardino, disegnato planimetricamente come un percorso ininterrotto che ritorna su se stesso attorno a “bolle” che delimitano prati fioriti alternati a soggetti arborei-arbustivi, è anche un dispositivo tecnico, in quanto rappresenta la copertura della “sala macchine” del nuovo Ospedale, completamente celata in termini sia visivi che di impatto acustico con una chiara facciata tridimensionale dalla trama forata ma compatta e chiusa. Gli spazi collettivi e di servizio del personale (quali la mensa, gli spogliatoi) sono situati nel seminterrato.

Il collegamento tra il Central Building e gli altri padiglioni è garantito dalla riqualificazione dei percorsi sotterranei esistenti, in corrispondenza del piano -1 del Central Building. I corpi Nord e Sud, con un’organizzazione planimetrica strutturata principalmente su un sistema a corpo quintuplo con doppio corridoio centrale, dal 2° piano fino al 6° sono prevalentemente dedicati alle stanze di degenza. I livelli inferiori vedono una composizione funzionale più articolata, con la compresenza di laboratori, dialisi, pronto soccorso, ambulatori e aree per la terapia intensiva. I lati lunghi dei due corpi lineari sono affacciati esattamente a Nord e a Sud, tale disposizione consente di massimizzare l’effetto dell’irraggiamento solare sulle facciate esposte a meridione, e di avere illuminazione diffusa in quelle esposte a settentrione. A separare i corpi Nord e Sud dalla Piastra centrale, sono stati ricavati degli spazi aperti (patii) di diversa dimensione, impostati al seminterrato tranne quello tra il corpo Sud e la Piastra centrale più prossimo a via della Commenda, prospiciente la camera calda del Pronto Soccorso Pediatrico e Ostetrico-Ginecologico, impostato al livello del piano terra.

La nuova galleria coperta che introduce agli accessi del nuovo edificio e dei padiglioni esistenti, si sviluppa da via della Commenda per continuare, come percorso coperto fino alla Chiesa e poi sino all’accesso di via Francesco Sforza. Nel primo tratto al centro della piazza, un cilindro vetrato contiene gli ascensori che collegano i parcheggi sotterranei a questa quota e, quindi, al giardino pensile. Sul fronte del cilindro, visibile da via della Commenda, si potrebbero ogni giorno proiettare i nomi di battesimo dei nuovi nati per comunicare alla città dei piacevoli eventi. Lo spazio pubblico riconfigurato dal progetto consiste in oltre due ettari di superficie, e sarà vissuto da chi attraverserà pedonalmente il Policlinico per muoversi da una parte all’altra della città così come dagli addetti o dai fruitori dei servizi: sarà un luogo dove sostare, incontrarsi, attardarsi, uno spazio in cui la vegetazione esistente sarà mantenuta o rinnovata. Lo spazio a uso pubblico sarà attrezzato e disegnato in modo da proteggere e salvaguardare i flussi lenti e segregare quelli veicolari di servizio. La stazione della nuova metropolitana M4 Sforza servirà direttamente l’Ospedale e la prospiciente Università degli Studi di Milano, e costituirà l’interscambio con la M3 grazie a un collegamento sotterraneo con la vicina fermata di Crocetta.

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